[Con la scrittrice è così. Può ignorarti per mesi, finché non trova l’attore ideale per il suo film, o le risponde qualche famoso regista, allora improvvisamente si ricorda di te e ti manda un messaggio festante. Oppure ti cerca quando le torna in mente la sua sottospecie di società dei poeti estinti, e la prende una gran voglia di fare che puntualmente si sgonfia entro tre giorni. Ha la concretezza di una nuvola, per lei un anno vale un giorno; devo ancora capire se non ha determinazione, o al contrario possiede una specie di stoica costanza a lungo termine, per cui non ha problemi a rimandare.
Non è amicizia, è una sorta di affinità intellettuale. Solo noi ci sopportiamo a vicenda quando ci va di parlare di letteratura o di filosofia. Ci perderemo di certo, finita la scuola; ma so che in qualunque parte del mondo finiremo, prima o poi mi arriverà un’email con qualche nuovo libro di cui correggerò le bozze.
Così, può capitare che un giorno arrivi in ritardo, si vada a sedere con quella sua aria un po’ snob, e poi, senza nemmeno salutare, mi porga un floppy in silenzio.
E, fra l’altro, nel floppy c’era questo.]
Sulla Speranza altrimenti detta Rivoluzione
Nell’accezione comune la parola speranza è perlopiù legata ad un’idea di passività, all’idea di attesa. Non a caso la Speranza è anche una delle virtù teologali e probabilmente parte dell’odierno significato è dovuto all’influenza del cattolicesimo. Questa virtù, infatti, consiste nell’attesa della beatitudine eterna e della fiducia nella Provvidenza.
Il primo a mettere in relazione esplicita la parola Speranza a Rivoluzione fu Erich Fromm nel suo saggio “La rivoluzione della speranza”. Il fatto che la speranza sia considerata mezzo e metodo e causa di una rivoluzione stravolge il significato usuale della parola. Quando Virgilio scriveva “le vostre speranze voi bruciate” intendeva le navi, il mezzo per il quale arrivare alla meta. La Speranza è dunque lo strumento con cui agire. Purtroppo (in realtà per fortuna) il libro di Fromm è troppo denso e conciso per poter dare a grandi linee un sunto, così ho deciso di estrapolare alcune frasi significative legate a questa prima tematica.
“La speranza è un elemento essenziale in ogni tentativo che miri a realizzare un cambiamento sociale verso una maggiore vitalità, consapevolezza e ragione.”
“diventa non-speranza se è passiva e se comporta l’“attesa”. La speranza in questo caso diventa una maschera per la rassegnazione, una mera ideologia.”
“Molti […]sperano ma non sono in grado di agire in base ai loro impulsi emotivi[…]Questo tipo di speranza passiva è strettamente collegato ad una forma di speranza generalizzata[…]speranza nel tempo. Non si prevede che nulla accada nel presente […]. Un’opinione siffatta nasconde l’idolatria del “Futuro”, della “Storia” e della “Posterità”. […] L’adorazione del futuro, che è un altro aspetto dell’adorazione del “progresso” nel pensiero borghese moderno, è precisamente l’alienazione della speranza.”
Marx, che purtroppo era stato veramente molto frainteso da Stalin, diceva: “la storia non è niente e non fa niente. È l’uomo che la fa”. Grande profeta Marx per quanto si tratta di parlare di svegliarsi, credere in qualcosa ed agire. E qui arriviamo ad un altro tema che Fromm collega alla speranza, il coraggio o quello che Spinoza chiama fortezza.
La fortezza è semplicemente saper dire di no quando il mondo vuole sentir dire sì. E bisogna essere cauti: non dire sempre di no per il puro gusto di andare controcorrente, ma il coraggio, appunto, di contestare quando il mondo prende la strada sbagliata. E poiché il mondo non è altro un sistema (biologicamente parlando), tende all’equilibrio attraverso la trasformazione. Sembrerebbe un controsenso, ebbene, l’ipotesi Gaia di Lovelock si basa proprio sui concetti di retroazione o feedback tipici dei sistemi naturali per garantire l’equilibrio (per chi fosse interessato ad approfondire teorie per così dire “olistiche” di visione unitaria tra materia e coscienza si consiglia “Il Tao della fisca” di Fritjof Capra).
Ma torniamo dove eravamo rimasti.
“La vita che stagna rischia di morire; se la stagnazione è completa sopraggiunge la morte. Ne deriva che la vita nella sua qualità dinamica tende a rompere il suo status quo. Ogni secondo è un momento di decisione. Il momento in cui ci fermiamo inizia la nostra decadenza.”
Mi sembra abbastanza chiaro.
Concludendo l’analisi del saggio di Fromm torno ad un concetto già citato in apertura: l’idea di passività legata al termine Speranza. “Il pensiero dei primi cristiani era maggiormente influenzato dalla visione apocalittica di quanto non lo fosse il pensiero messianico anche se, paradossalmente, la Chiesa come istituzione di solito si arroccò su una posizione di attesa passiva.”Il saggio prosegue con un’interessantissima e critica analisi dello stato attuale (economico e sociale). Trovo che il concetto finale sia ben riassunto nelle parole preoccupate di un banchiere, riguardo ad una rivoluzione nello stile di vita odierno.
“I vestiti sarebbero acquistati per la loro utilità; il cibo in base a calcoli economici e al valore nutritivo; le automobili sarebbero ridotte al minimo e verrebbero conservate dai proprietari per 10-15 anni; le case sarebbero costruite e tenute perché riparano, senza badare allo stile dell’abitazione del vicino. E cosa accadrebbe ad un mercato che dipende da nuovi modelli, nuovi stili…[dal giocare sul superfluo aggiungerei io]?”
La Speranza, abbiamo visto è alla base dei cambiamenti, sia individuali che della società, aldilà di quello che ci hanno voluto far credere (chi, sta a voi deciderlo). Quello che si è sempre saputo è che dietro grandi rivoluzioni e movimenti ci fossero ideologie, dogmi. Beh, i dogmi sono sostanzialmente la parte negativa, quella che porta alle degenerazioni del pensiero. I dogmi sono sempre di natura politica (anche quando sono di natura religiosa); sono uno strumento di manipolazione e non hanno alcun valore se non nella dimensione temporale. Danno sicurezza solo a coloro che li stabiliscono. Molto spesso soffocano la speranza stessa. I moti nascono straboccanti di speranza e per questioni comunicative, di efficacia, d’immediatezza d’azione vengono ad essere distorti in termini in –ismo. Basterebbe pazienza, audacia e fiducia nel potenziale di realizzazione.
Parole di straordinaria saggezza e semplicità riguardo a questi temi si trovano nel libro di Meurois-Givaudan “L’era della colomba”.
“Parlate del Cristo o di Buddha ed ecco che diventate un personaggio sospetto; portate centomila soldati alla guerra, e sarete un eroe da rispettare. Chi fa il lavaggio del cervello a chi? Dove sono le vere sette che avvelenano il pensiero collettivo? Mille organizzazioni e poteri ufficiali ne vestono insidiosamente i panni, ne usano i metodi senza neppure curarsi troppo di nasconderli.[…] Forse le sette non sono solo dove vi dicono. L’Ordine mondiale che cerca di prendere piede le ama e le nutre, finge di combatterle, ma esse servono alla sua causa, ispirando e livellando i vostri comportamenti, con un unico scopo: farvi spostare decisamente dall’essere all’avere…E perché manteniate l’impressione di essere, vi sollecita a spendere al posto di pensare.”
La scelta (termine a me caro, hairesis) è tra continuare ad assuefarsi o sperare in qualcosa di diverso: ribellarsi (nel senso di non voler sottomettersi). Ciò che consola è che l’uomo è per natura un essere di speranza e, che ci piaccia o no, siamo spinti al cambiamento. Una Rivoluzione delle coscienze.
“Non dimenticate che ognuno di voi è potenzialmente un vero focolaio d’insurrezione[…] Tre sono i motori di questo lancio: il non-giudizio, la compassione e la determinazione. Alimentateli dentro di voi con mille dettagli della vita quotidiana. Anche perché i dettagli non sono così dettagli come si crede. […]La vera Rivoluzione comincia su un terreno di umiltà. Diversamente dalle rivolte del passato, non vi insegna a dire di no alzando il pugno, ma vi impegna a pronunciare un sì deciso, aprendo il cuore.”
Il Libro di Meurois-Givaudan è molto chiaro ma può spaventare il continuo richiamo ad un misticismo sincretico tra cristianesimo, panteismo, buddismo e comunismo (nel senso filosofico e non ideologico). Comunque: ci troviamo di fronte ad un bivio.
“Avete due soluzioni, due tentazioni: rifugiarvi ancora una volta nella sicurezza dell’integralismo, a masticare i soliti dogmi[…]oppure andare avanti, apparentemente da soli, apparentemente camminando sulla corda tesa […]”
Nella storia abbiamo tanti esempi di sacrificio e di speranza. Un ragazzo una volta scrisse:
“[…] sabia que en el momento en que el gran espiritu rector dé el tajo que divida toda la humanidad en solo dos fracciones antagonicas, estaré con el pueblo, y sé, porque lo veo impreso en la noche, que yo, el eclectico director de doctrinas y psicoanalista de dogmas, aullando como poseido, asaltaré las barricadas o trincheras, teniré en sangre mi arma y, loco de furia, degollaré a cuanto vencido caiga entre mis manos. Y veo, como si un cansancio enorme derribara mi reciente exaltacion, como caigo inmolado a la autentica revolucion estandarizadora de voluntades, pronunciando el mea culpa ejemplarizante. Ya siento mis narices dilatadas, saboreando el acre olor de polvora y de sangre, de muerte enemiga; ya crispo mi cuerpo, listo a la pelea y perparo mi ser como a un sagrato recinto para que en el resuene con vibraciones nuevas y nuevas esperanzas el aullido […]” [da Diario de la ruta por Latinoamerica di Guevara de la Serna]
Un ragazzo una volta scrisse perché quella era la sua speranza e nasceva da quello che aveva sperimentato e visto con i suoi occhi. Vuole essere solo un esempio di come una Speranza, giovane e spontanea abbia portato ad una (o più implicite) Rivoluzione.
“Sapevo che nel momento in cui il grande spirito rettore avrebbe dato il taglio che divide tutta l’umanità in solo due frazioni antagoniste, sarei stato dalla parte del popolo, e so, perché lo vedo impresso nella notte, che io, l’eclettico ideatore di dottrine e psicoanalista di dogmi, urlando come potrò, assalterò le barricate e le trincee, avrò nel sangue la mia arma e, pazzo di furia, ucciderò tutto ciò che cada vinto fra le mie mani. E vedo, come se un’enorme stanchezza demolisse la mia recente esaltazione, come cado immolato all’autentica rivoluzione standarizzatrice delle volontà, pronunciando il mea culpa esemplificatore. Sento già le mie narici dilatate, gustando l’acre odore di polvere e sangue, di morte nemica; già si contrae il mio corpo, pronto alla lotta e preparo il mio essere come un sacro recinto perché in esso risuoni con vibrazioni nuove e nuove speranze il grido”
[Mmm. Le risponderò]